La giustificazione sociale dell'imposta. Tributi e determinabilità della ricchezza tra diritto e politica
Dario Stevanato - Il Mulino, 2014
Che
le imposte servano a finanziare le spese pubbliche è osservazione
ovvia, meno scontato è invece come debbano essere ripartiti i relativi
pesi sulla collettività. I moderni sistemi tributari nascono dalla
necessità di fondare la tassazione sulle ricchezze degli individui,
sulla loro "capacità" di contribuire ai carichi pubblici, sostenendo un
esborso ("ability to pay"), E devono quindi essere in grado di
qualificare, determinare e valutare socialmente i diritti proprietari
dei singoli, a cui commisurare il prelievo fiscale. L'esenzione del
"minimo vitale", la discriminazione dei redditi "non guadagnati" e
perpetui, la progressività dell'imposizione, la scelta delle singole
manifestazioni di capacità economica da tassare - patrimoni, redditi,
consumi - sono alcune delle questioni di cui si occupa questo libro,
accomunate da un unico filo conduttore: la misurazione e l'apprezzamento
ai fini sociali dei redditi e dei patrimoni individuali, nella
prospettiva della tassazione. A questi temi si intreccia il mito della
"redistribuzione", dell'utilizzo dell'imposta quale fattore perequativo
delle ricchezze private: in apparenza (e per molti) funzione
indefettibile e centrale dello strumento tributario, in realtà semplice
effetto combinato di prelievo fiscale e spesa pubblica, o tutt'al più
contingente opzione di politica legislativa.