Seneca. Biografia del grande filosofo della classicità
Emily Wilson - Mondadori, 2016
La
scena, accuratamente allestita, sembra perfetta. Circondato dagli amici
e con accanto la moglie pronta a seguirlo nell'ultimo viaggio, Seneca
va incontro alla morte con la serenità del saggio stoico che ha
trascorso tutta la vita in attesa di questo momento. Ma la cicuta e il
taglio delle vene non bastano, e nulla procede secondo il copione
prestabilito. L'atto finale, lungi dall'essere un esempio - modellato su
quello socratico - da consegnare ai posteri, assume i contorni del
fallimento. O del compromesso. Lo stesso che aveva caratterizzato
l'intera esistenza dell'intellettuale romano, perennemente combattuto
fra ideale e realtà, tra filosofia e politica, virtù e denaro.
Nell'istante supremo, l'imperium, cioè il controllo di sé a lungo
cercato e faticosamente praticato, sembra venir meno. Nella morte,
Seneca trova il suo ultimo scacco. L'ennesimo paradosso. Perché ricca di
paradossi e di contraddizioni, secondo Emily Wilson, docente di studi
classici all'Università della Pennsylvania, era stata la vita di Lucio
Anneo Seneca. Da provinciale salito ai vertici della società romana del I
secolo d.C. - un'epoca di straordinari mutamenti politici, culturali ed
economici -, era stato condannato all'esilio in seguito a uno scandalo
sessuale ed era caduto in disgrazia, per diventare poi, come precettore,
consigliere, amico e speechwriter di Nerone, uno degli uomini più
influenti di Roma. Tuttavia, né la vicinanza alla corte neroniana né i
favori della madre dell'imperatore Agrippina lo avevano protetto dagli
abusi del potere. Anzi. Sempre più insofferente agli eccessi nefasti del
principe e convinto che nulla ormai ne potesse arginare gli istinti
peggiori, aveva tentato più volte, ma inutilmente, di sottrarsi
all'abbraccio mortale della politica per dedicarsi allo studio e alla
scrittura. Infine, sospettato di cospirare contro l'imperatore, aveva
pagato con la vita l'illusione che un intellettuale, per quanto
pragmatico, potesse modificare il regime esistente. Ricchissimo e
ambizioso, dedito allo sfarzo e al tempo stesso consapevole della
vacuità del lusso, partecipe degli intrighi di corte ma ossessionato dal
pensiero della propria reputazione, Seneca aveva scelto, secondo i
dettami dello stoicismo, di cui fu uno dei massimi esponenti, di
impegnarsi nel mondo senza però rinunciare alla propria integrità
morale: questo conflitto tra vita buona e vita di successo, questa
tensione continua verso una perfezione e un rigore irraggiungibili,
questa ricerca inappagata e priva di risposte definitive, costituiscono
ancora oggi alcune delle tante ragioni per cui non solo i suoi scritti
letterari e filosofici, ma anche la sua biografia, hanno ancora
moltissime cose da dirci.