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mercoledì 28 maggio 2014

Sezione Diritto Privato Generale

Swap tra banche e clienti. I contratti e le condotte

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A cura di Daniele Maffeis

La qualificazione civilistica dei contratti derivati, e in particolare degli swap, è oggetto di numerosissime pronunce della giurisprudenza. Si susseguono anche sentenze penali ed amministrative. La maggior parte delle vicende processuali non è conclusa. Il tema è quindi vivissimo. Eppure la giurisprudenza è, tutto sommato, sola. Perché la dottrina si è attardata, e si attarda, su questioni letteralmente estranee al tema, prima fra tutte l'efficacia della c.d. dichiarazione autoreferenziale di "operatore qualificato", considerata, misteriosamente, come la cartina di tornasole per stabilire se uno swap è buono (lo è, se l'investitore ha sottoscritto di essere "qualificato") o cattivo (se l'investitore non si è dichiarato "qualificato"). Il Quaderno ha invece l'ambizione di affrontare a viso aperto il tema, con il contributo di studiosi del diritto civile e del diritto commerciale, senza trascurare contributi di natura pubblicistica e tributaristica. Le opinioni sono spesso divergenti, ma i contributi sono tutti estremamente approfonditi perché esaminano, in radice, gli aspetti che davvero contano se ci si vuol mettere, come è compito del giurista, nell'ottica di comprendere i fenomeni, prima di avanzare improvvisate proposte in chiave puramente rimediale e se si vuole evitare la genericissima, e per nulla scientifica - prospettiva dell'alternativa secca tra "liberalismo" o "paternalismo". Cosa sono gli scenari probabilistici? Cosa è il mark to market? Cosa sono i c.d. costi impliciti? Che senso ha distinguere tra distribuzione qualitativa dell'alea e media ponderata delle distribuzioni di probabilità? Cosa si intende quando si distingue tra scopo di copertura e scopo speculativo ? Perché l'intermediario finanziario, all'alba del terzo millennio, è il nuovo titolare di un ufficio di diritto privato? Quali sono i caratteri dell'ordine pubblico di direzione; di protezione nella materia dell'intermediazione finanziaria? Gli swap presentano una causa socialmente tipica? Presentano tratti strutturali tendenzialmente omogenei? Sono meritevoli di tutela? Entro quali limiti? E' utile la prospettiva della c.d. causa in concreto? Le risposte a queste domande sono molteplici, ma la sensazione, molto forte, è una sola, ed è una vecchia e nobile sensazione: anche in finanza, il diritto non può lasciare il campo libero alla tecnica.