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mercoledì 9 giugno 2010

Nuovo arrivo

1688: the first modern revolution
di Steven C. A. Pincus




For two hundred years historians have viewed England’s Glorious Revolution of 1688–1689 as an un-revolutionary revolution—bloodless, consensual, aristocratic, and above all, sensible. In this brilliant new interpretation Steve Pincus refutes this traditional view.

By expanding the interpretive lens to include a broader geographical and chronological frame, Pincus demonstrates that England’s revolution was a European event, that it took place over a number of years, not months, and that it had repercussions in India, North America, the West Indies, and throughout continental Europe. His rich historical narrative, based on masses of new archival research, traces the transformation of English foreign policy, religious culture, and political economy that, he argues, was the intended consequence of the revolutionaries of 1688–1689.

James II developed a modernization program that emphasized centralized control, repression of dissidents, and territorial empire. The revolutionaries, by contrast, took advantage of the new economic possibilities to create a bureaucratic but participatory state. The postrevolutionary English state emphasized its ideological break with the past and envisioned itself as continuing to evolve. All of this, argues Pincus, makes the Glorious Revolution—not the French Revolution—the first truly modern revolution. This wide-ranging book reenvisions the nature of the Glorious Revolution and of revolutions in general, the causes and consequences of commercialization, the nature of liberalism, and ultimately the origins and contours of modernity itself

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Active Liberty
Interpreting a Democratic Constitution
Stephen G. Breyer




A brilliant new approach to the Constitution and courts of the United States by Supreme Court Justice Stephen Breyer. For Justice Breyer, the Constitution's primary role is to preserve and encourage what he calls "active liberty": citizen participation in shaping government and its laws. As this book argues, promoting active liberty requires judicial modesty and deference to Congress; it also means recognizing the changing needs and demands of the populace. Indeed, the Constitution's lasting brilliance is that its principles may be adapted to cope with unanticipated situations, and Breyer makes a powerful case against treating it as a static guide intended for a world that is dead and gone. Using contemporary examples from federalism to privacy to affirmative action, this is a vital contribution to the ongoing debate over the role and power of our courts.

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National responsibility and global justice
di David Miller

Anteprima del libro


Oxford Political Theory presents the best new work in contemporary political theory. It is intended to be broad in scope, including original contributions to political philosophy, and also work in applied political theory. The series will contain works of outstanding quality with no restriction as to approach or subject matter.Series Editors: Will Kymlicka, David Miller, and Alan Ryan. This book presents a non-cosmopolitan theory of global justice. In contrast to theories that seek to extend principles of social justice, such as equality of opportunity or resources, to the world as a whole, it argues that in a world made up of self-determining national communities, a different conception is needed. The book presents and defends an account of national responsibility which entails that nations may justifiably claim the benefits that their decisions and policies produce, while also being held liable for harms that they inflict on other peoples. Such collective responsibility extends to responsibility for the national past, so the present generation may owe redress to those who have been harmed by the actions of their predecessors. Global justice, therefore, must be understood not in terms of equality, but in terms of a minimum set of basic rights that belong to human beings everywhere. Where these rights are being violated or threatened, remedial responsibility may fall on outsiders. The book considers how this responsibility should be allocated, and how far citizens of democratic societies must limit their pursuit of domestic objectives in order to discharge their global obligations. The book presents a systematic challenge to existing theories of global justice without retreating to a narrow nationalism that denies that we have any responsibilities to the world's poor. It combines discussion of practical questions such as immigration and foreign aid with philosophical exploration of, for instance, the different senses of responsibility, and the grounds of human rights.

martedì 8 giugno 2010

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Cristianesimo, libertà, democrazia
di
Böckenförde Ernst-Wolfgang




Questa traduzione italiana di alcuni tra i più significativi saggi di Ernst-Wolfgang Böckenförde sul rapporto tra cristianesimo, libertà e democrazia si propone un duplice obiettivo: in primo luogo, favorire la conoscenza del pensiero teologico-politico di uno tra i più significativi intellettuali tedeschi contemporanei; in secondo luogo, introdurre nel dibattito civile, che si è aperto nel nostro Paese sul rapporto tra religione e politica, prospettive di pensiero e di azione di ampio respiro, fondate in modo serio e rigoroso su di una profonda cultura giuridica e teologica nutrite costantemente da un'attenta analisi storica

giovedì 3 giugno 2010

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Verità avvelenata
Buoni e cattivi nel dibattito pubblico
di
D'Agostini Franca




Nella teoria dell'argomentazione si chiama "avvelenamento del pozzo" la procedura di delegittimazione che investe tutto ciò che una persona afferma. È solo una delle tante forme di fallacia, ossia di mossa argomentativa corretta in apparenza, che occulta ad arte la propria erroneità logica, allo scopo di ingannare. Di fallacie e di molto altro parla questo trattatello, con cui una delle più note filosofe italiane ci fa acquisire consapevolezza delle molteplici trame logiche e illogiche che governano il nostro dibattito pubblico: uno spazio costituito - e saturato - perlopiù da cattivi argomenti, soprattutto nel nostro presente pretesamente postideologico, che procede per contaminazione e avvelenamento sistematici della verità. Ma c'è una via d'uscita: il potere democratico è ancora nelle mani di chi ascolta e valuta gli argomenti dei politici, degli intellettuali, dei manipolatori dell'opinione pubblica. Quanto più si impara a valutare gli argomenti e a conoscere la fragilità e insieme l'imprescindibilità della verità, tanto più si indebolisce il veleno che infetta la comunicazione pubblica. Il solco è dunque ancora quello tracciato dall'antico precetto di ispirazione socratica: "insegnate ai cittadini ad argomentare bene, a seguire la dialettica dei concetti, e prevarranno i migliori".

martedì 1 giugno 2010

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Ermanno Vitale
Difendersi dal potere




Ha ancora senso pensare al diritto di resistenza negli stati democratici di diritto? E innanzitutto: che cosa significa politicamente 'resistenza'? In cosa si differenzia da altre forme di opposizione e di cambiamento? Rispetto a chi o a che cosa è lecito o opportuno opporre resistenza? E ancora: è possibile porre un limite alla con-fusione dei poteri, ossia alle enormi capacità di influenza e condizionamento del potere economico e ideologico globalizzato? Ermanno Vitale analizza le tradizionali teorie del 'diritto di resistenza' alla luce delle nuove dimensioni che il potere politico, economico e ideologico ha assunto nel mondo contemporaneo e propone una definizione di resistenza costituzionale il cui scopo è difendere il patto sociale nel caso estremo in cui sia ragionevole dubitare dell'affidabilità delle garanzie istituzionali.

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Gestire i conflitti. Diritto, cultura, rituale
di
Chase Oscar G.




Esiste un collegamento profondo e reciproco tra cultura e metodi di soluzione delle dispute. Questo è vero sia per le società con un livello meno progredito di complessità, sia per gli ordinamenti moderni, caratterizzati da regole processuali sofisticate ed elaborate. Per sostenere questa tesi, controcorrente rispetto alla generale convinzione che sia il sistema giuridico e processuale della "Giustizia" a influenzare la società, e non viceversa, Oscar G. Chase applica un approccio interdisciplinare e ricorre alle conoscenze e ai metodi dell'antropologia culturale. Spaziando dall'oracolo benge, a cui gli Azande dell'Africa delegano la risoluzione pubblica delle controversie, per arrivare alla norma processuale delle cause civili in America, Chase dimostra che, in ogni società, i metodi di gestione dei conflitti sono in gran parte riflesso della cultura cui appartengono: sono insomma culturalmente radicati e socialmente determinati e non costituiscono affatto, come si crede, un sistema autonomo, prodotto prevalentemente da professionisti ed esperti che agiscono isolati.

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Diritti e dignità umana
di
Vincenti Umberto




Il legame tra diritti e dignità umana è un punto fermo nel pensiero giuridico corrente, fondato sul postulato che tutti gli uomini siano egualmente degni e si debbano reciproco rispetto per la comune umanità. Ma a questa accezione 'genetica' e ugualitaria della dignità umana, oggi prevalente, si sono contrapposte storicamente concezioni diverse, elitarie e subordinate all'esito dell'azione individuale. Umberto Vincenti risale alle origini classiche del concetto di dignitas hominis e ne ricostruisce il lungo percorso, fino alla odierna formulazione dei diritti: umani, inviolabili, fondamentali, della personalità.

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Guerra e diritto
di: Mario Fiorillo

Il diritto ha sempre tentato di disciplinare il fenomeno della guerra, prima attraverso norme e principi di tipo legislativo, poi per mezzo di misure costituzionali. Il percorso di giuridificazione del conflitto armato è culminato, nel XX secolo, nello ius contra bellum, il diritto volto a contrastare (e non più semplicemente a regolare) il conflitto, conseguenza diretta dei fantasmi di apocalisse finale. Mario Fiorillo ripercorre in questo volume l'evolversi del confronto tra il diritto e quel particolarissimo campo dell'agire umano che è il fatto bellico. La sua analisi da una parte passa in rassegna le diverse forme di legittimazione della guerra, delle sue cause e dei suoi fini, elaborate nei secoli dal pensiero occidentale, e dall'altra ricostruisce storicamente il processo di strutturazione giuridica del conflitto armato e delle sue modalità. L'autore si sofferma in particolare sui conflitti armati delle comunità globalizzate contemporanee, divise fra tradizionale garanzia dei diritti e ossessione di sicurezza. Dall'equilibrio del terrore della guerra fredda si è approdati oggi a un terrore senza equilibrio, una cortina di paura e panico che avvolge il mondo occidentale e che si richiama ancora una volta al diritto in cerca di legittimazione.

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Diritti umani e relativismo
Francescomaria Tedesco





I diritti umani parlano agli Stati. Ma solo a essi? E non anche agli individui in quanto soggetti di diritto internazionale? E se i diritti umani si rivolgono anche agli individui, qual è il loro scopo? La tesi di questo libro è che i diritti umani sono strumenti di lotta contro tutto ciò che impedisce di decidere autonomamente del proprio destino. Prima però di poter parlare di un 'universalismo degli oppressi', occorre chiedersi: coloro che vivono in condizione di subalternità sono in grado di appropriarsene? E desiderano farlo?

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I diritti dei popoli.
Universalismo e differenze culturali
Luca Baccelli





Di diritti umani parlano testi costituzionali e dichiarazioni universali, Ong e organizzazioni finanziarie transnazionali, neoconservatori, liberali e no-global. Ci si riferisce ai diritti umani per legittimare sia le guerre umanitarie e l'imposizione delle politiche economiche, sia le lotte contro il neoliberismo. Ma cosa significa che i diritti umani sono "diritti", e cosa significa che sono "umani"? Davvero in tutto il mondo uomini e donne fanno riferimento agli stessi principi? Ne condividono il significato, vi attribuiscono lo stesso valore, li interpretano allo stesso modo? In che rapporto stanno i diritti collettivi e quelli degli individui, i diritti di libertà e i diritti sociali, i diritti politici e i diritti culturali? Definire una facoltà, un bene o un valore come un diritto è lo stesso che considerarli come l'oggetto di un dovere? L'autore muove da questi interrogativi per la sua analisi che unisce l'ottica teorico-giuridica alla ricerca storica sulla genealogia dei diritti umani.

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Pierluigi Consorti
Diritto e religione





Laicità, diritto, religione: attorno a questi termini ruotano i temi più attuali del diritto ecclesiastico, finora centrato sul rapporto fra Stato e religioni, e oggi sfidato a trovare risposte adeguate alle domande che emergono dal contesto multi religioso e multiculturale delle nostre società europee. Concordato, otto per mille, obiezioni di coscienza, insegnamento della religione, matrimonio degli omosessuali, simboli religiosi, testamento biologico non riguardano solo le relazioni tra Stato e Chiese, ma coinvolgono la libertà delle coscienze e il diritto di ciascuno a essere se stesso.

Indice - Sommario
Introduzione
- 1. «Diritto ecclesiastico» o «diritto e religione»?
- 2. La Costituzione repubblicana e la religione
- 3. La libertà religiosa individuale
- 4. La libertà religiosa collettiva
- 5. Contenuti e limiti della libertà religiosa
- 6. Il sistema dei rapporti fra Stato e confessioni religiose: la bilateralità incompiuta
- 7. Diritto e religione fra multiculturalismo e globalizzazione
- 8. Libertà, diritti e doveri delle coscienze - Indice dei nomi

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Le regole della fiducia
di
Resta Eligio




Dalla comunicazione pubblica al linguaggio della vita quotidiana, la fiducia è tornata ad essere un punto di riferimento: si chiede, si coltiva, si revoca, costruisce e demolisce mondi, si da e si ha fiducia. Improvvisamente essa riemerge da teorie polverose e diventa la parola chiave di fronte alla crisi economica, alle difficoltà di governi e parlamenti, alla diffidenza di tutti i giorni nei confronti dei mercati. Eligio Resta ripercorre le tracce del concetto di 'fiducia' nel diritto nell'economia, nella filosofia. Con qualche inattesa sorpresa.

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Michele Taruffo
La semplice verità
Il giudice e la costruzione dei fatti




Il volume parte da un assunto forte: il raggiungimento della verita' nel processo giudiziario e' possibile, opportuno ed essenziale. Piu' propriamente: in ogni tipo di processo la scoperta della verita' e' una condizione necessaria di giustizia della decisione, in particolare nei sistemi che si ispirano al principio di legalita' e a una concezione democratica del potere. Michele Taruffo illustra e giustifica questa tesi affrontandola da diverse prospettive. Dopo un approfondimento di carattere storico, discute le caratteristiche delle 'narrazioni' dipanate nel corso del processo dai diversi partecipanti - avvocati, testimoni, parti in causa - e sottolinea l'importanza della ricostruzione finale dei fatti elaborata dal giudice e posta a fondamento della sua decisione. La coerenza e veridicita' di quel racconto, e soprattutto l'esposizione della motivazione che l'ha prodotto, sono garanzia essenziale di una giustizia che sia veramente giusta. Il tema della verita' giudiziaria viene poi affrontato discutendo le tesi che ne negano la possibilita' o la rilevanza, e mostrando come essa sia invece un presupposto indispensabile per la corretta applicazione della legge. pagine 318, Brossura, volume in Italiano .

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Dal potere ai princìpi
Libertà ed eguaglianza nel costituzionalismo contemporaneo



La ‘giustizia’ complessiva realizzabile nel sistema costituzionale è il prodotto del massimo di integrazione possibile tra eguaglianza e libertà»: una concezione integrata dei due princìpi e non più una opposizione reciproca secondo la quale a più libertà corrisponderebbe meno eguaglianza e viceversa. Questa la nuova sfida che il costituzionalismo lancia ai detentori del potere.

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Contro l'etica della verità
di
Zagrebelsky Gustavo




La tesi di Zagrebelsky è che la Verità (con la V maiuscola) e la Giustizia (sempre con la G maiuscola) non esistono o, se anche esistessero, sarebbero inconoscibili. Ma non è affatto insensato, anzi è conforme alla natura umana, agire con prove e controprove per avvicinarsi a qualcosa come la verità e la giustizia (con le iniziali minuscole). È pertanto necessario darsi principi e valori d'azione e combattere il nichilismo, a vantaggio del dialogo costruttivo tra tutti i portatori delle diverse visioni della verità e della giustizia. Poiché oggi l'unica e la più potente "agenzia" della Verità è la Chiesa cattolica, gran parte del libro ne considera e ne analizza le posizioni sui principali temi della vita collettiva, in particolare in materia di diritti civili: famiglia, rapporti tra i sessi, ricerca in campo bio-medico, testamento biologico, eutanasia. L'atteggiamento della Chiesa su questi temi, coinvolgendo i credenti in un obbligo di coscienza rigido che lede la loro autonomia e la loro responsabilità nel campo delle scelte pratiche, impedisce il dialogo onesto, cioè improntato alla reciproca disponibilità ad apprendere, e pone problemi di compatibilità con la democrazia stessa, che presuppone la comune libertà.

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Operazioni elementari di discorso e sapere giuridico
di
Lantella Lelio, Stolfi Emanuele, Deganello Mario



Tutti devono conoscere, e tutti conoscono, le quattro operazioni dell'aritmetica; ma non è altrettanto noto che anche il discorso ha le sue operazioni elementari, dotate di fecondità elevatissima. Qui ci si occupa di alcune: qualificare (a cui, per i giuristi, si accosta il sussumere), definire, esemplificare, elencare, classificare. Operazioni molto praticate e tuttavia (tranne il definire) poco analizzate. Per di più, mai studiate e presentate nel loro insieme. Questo manuale è finalizzato a far sì che tali operazioni entrino meglio nei sapere e nelle competenze di chi studia (soprattutto, di chi studia giurisprudenza).

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Anna Pintore
Democrazia e diritti
Sette studi analitici




La nostra cultura giuridica tende per lo più a ignorare od occultare il conflitto tra democrazia e diritti. Talora lo maschera dilatando l'area semantica del concetto di democrazia fino a includervi la vasta congerie di diritti proclamati nelle costituzioni o da esse ritenuti comunque estrapolabili. Altre volte lo dissolve trattando il principio democratico come subordinato e residuale rispetto ai diritti fondamentali e intendendo questi ultimi come un dato normativo sottratto all'esercizio dell'autonomia politica dei cittadini, cristallizzato nel documento costituzionale e affidato alla custodia dei giudici.Questo libro censura ambedue le operazioni. Esso si propone innanzi tutto di evidenziare le buone ragioni che suggeriscono un uso sorvegliato della parola democrazia e raccomandano di intenderla come un insieme di regole di procedura per la formazione di decisioni collettive, secondo la nota definizione di Bobbio. Cerca altresì di portare alla luce alcune tra le tante ambiguità che affliggono la nozione di diritto fondamentale e ne fanno il veicolo di insidiose operazioni ideologiche.Il libro denuncia poi i pericoli insiti in un mondo giuridico dominato dai diritti, primo fra tutti quello della giuridicizzazione dell'etica e della politica, con la conseguente svalutazione del ruolo dell'organo legislativo e l'elevazione dell'organo giudiziario a decisore di ultima istanza. Segnala inoltre i rischi di una politica dominata da quelle retoriche dell'intransigenza che tendono ad accompagnarsi alla raffigurazione dei diritti come carte vincenti del gioco politico. Critica infine l'idea che i diritti siano l'unico strumento di protezione degli interessi individuali e che la loro moltiplicazione sia cosa necessariamente buona.

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Prima lezione di diritto
di
Grossi Paolo




Ordinario di Storia del diritto medievale e moderno presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze, Paolo Grossi introduce il lettore ai segreti del diritto occidentale. Il diritto, prima ancora che tecnica, è un'esperienza culturale, un modo insostituibile di leggere e organizzare la società. La limitazione del potere e della violenza, il rapporto con le cose, le relazione tra soggetti e gruppi sociali sono stati possibili essenzialmente in virtù della mediazione giuridica. Essa oppone all'arbitrio le regole, al conflitto un ordine concreto.

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Vincenzo Ferrari
Prima lezione di sociologia del diritto




Il diritto è un fenomeno sociale della massima importanza. Regolando le azioni umane, fornisce criteri di orientamento nella grande complessità del mondo. Naturalmente, nel corso dei secoli, ha ispirato una infinita serie di studi dogmatici, storici, filosofici e teorici. Eppure, per un sottile paradosso, questa tradizione di pensiero ha lasciato in ombra proprio l'elemento di socialità degli ordinamenti giuridici, non perché su questo aspetto siano mancate riflessioni episodiche di grande rilievo ma per la mancanza di un metodo e di un sistema armonico di riferimenti teorici, in breve di un discorso scientifico. La sociologia del diritto, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, è sorta per colmare questa lacuna. Grandi figure di studiosi, come Max Weber, Emile Durkheim, Eugen Ehrlich e Theodor Geiger, ne hanno tracciato la strada attingendo all'insegnamento dei classici, all'esperienza bimillenaria dei giuristi, alle conoscenze storiche, sociologiche e antropologiche accumulate nei primi decenni di sviluppo delle scienze sociali. Vincenzo Ferrari espone in breve sintesi i concetti essenziali della disciplina, rivolgendosi a chiunque abbia curiosità per l'agire giuridico e per il suo impatto sulle strutture sociali.

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Social conventions: from language to law
Andrei Marmor

Anteprima del libro



Social conventions are those arbitrary rules and norms governing the countless behaviors all of us engage in every day without necessarily thinking about them, from shaking hands when greeting someone to driving on the right side of the road. In this book, Andrei Marmor offers a pathbreaking and comprehensive philosophical analysis of conventions and the roles they play in social life and practical reason, and in doing so challenges the dominant view of social conventions first laid out by David Lewis. Marmor begins by giving a general account of the nature of conventions, explaining the differences between coordinative and constitutive conventions and between deep and surface conventions. He then applies this analysis to explain how conventions work in language, morality, and law. Marmor clearly demonstrates that many important semantic and pragmatic aspects of language assumed by many theorists to be conventional are in fact not, and that the role of conventions in the moral domain is surprisingly complex, playing mostly an auxiliary and supportive role. Importantly, he casts new light on the conventional foundations of law, arguing that the distinction between deep and surface conventions can be used to answer the prevalent objections to legal conventionalism.Social Conventions is a much-needed reappraisal of the nature of the rules that regulate virtually every aspect of human conduct.

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Macroeconomic Theory and Its Failings: Alternative Perspectives on the ...
Steven Kates

Anteprima del libro




'This admirable and comprehensive collection should prove of interest to anyone seeking a deeper understanding of the financial crisis.' Tyler Cowen, George Mason University, US 'The Great Crash of 2008 has raised profound questions concerning the orientation of modern economics and the adequacy of its theory. Those justifiably looking for alternatives will find this book invaluable. It contains a rich array of alternative perspectives on the crisis, and it will hopefully help stimulate the further theoretical developments that are so urgently required.' Geoffrey M. Hodgson, University of Hertfordshire, UK This innovative book focuses on the current global financial crisis and the inadequacies of the economic theories being used to guide policy. In so doing, it tackles the economic theories that have been used firstly to understand its causes and thereafter to contain the damage it has brought. The contributors bring together different perspectives from across the entire spectrum of economic opinion to examine what is likely to be the single most important economic problem of our time. The unifying feature is that all of the authors disagree with the standard mainstream neo-classical models being applied in attempting to comprehend what has gone on and then, more importantly, to devise policies to bring this recession to an end. The problems that modern macroeconomics may have caused in being the basis for economic policy are addressed, and it is concluded that the deepening problems found in economies across the developed world are not due to governments having refused to take the advice of their economic advisors but are in many respects due to their actually having taken this advice. Suggesting alternative ways of understanding how economies work so that other types of policies might be used instead, this book will prove a fascinating read not just for scholars and policy-makers concerned with our macroeconomic and financial problems but for anyone interested in deepening their understanding of our contemporary economic debate.

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Practical reason in law and morality
Neil MacCormick



The concept of practical reason is central to contemporary thought on ethics and the philosophy of law - acting well means acting for good reasons. Explaining this requires several stages. How do reasons relate to actions at all, as incentives and in explanations? What are values, how do they relate to human nature, and how do they enter practical reasoning? How do the concepts of 'right and wrong' fit in, and in what way do they involve questions of mutual trust among human beings? How does our moral freedom - our freedom to form our own moral commitments - relate to our responsibilities to each other? How is this final question transposed into law and legal commitments? This book explores these questions, vital to understanding the nature of law and morality. It presents a clear account of practical reason, valuable to students of moral philosophy and jurisprudence at undergraduate or postgraduate levels. For more advanced scholars it also offers a reinterpretation of Kant's views on moral autonomy and Smith's on self-command, marrying Smith's 'moral sentiments' to Kant's 'categorical imperative' in a novel way. The book concludes and underpins the author's Law, State and Practical Reason series.Taken together the books offer an overarching theory of the nature of law and legal reason, the role of the State, and the nature of moral reason and judgement.

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Theories of the Democratic State
di John S. Dryzek,Patrick Dunleavy



The major text begins by surveying the classical theories of the state. The core chapters then address the dominant pluralist and post-pluralist approaches to understanding the modern liberal democratic state, the main critiques from feminism, new elitism, green theory, neo-conservatism, and the challenges of globalization and postmodernism.

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Political Accountability and European Integration
a cura di Philipp Kiiver,Luc Verhey,Sandor Loeffen



This volume addresses the future of political control and accountability in a European and comparative perspective. It is based on the contributions to an international conference hosted by the Montesquieu Institute.

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Power and the State
di Martin J. Smith



In this important new text, Martin Smith reassesses traditional debates about power and offers a synthesis of a broad range of more recent work in terms of its relevance for understanding the key dimensions of state power. He considers the implications of globalization.

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Ethics of Climate Change
Right and Wrong in a Warming World
di James Garvey



The debate about the existence of climate change seems finally at an end. We now have to decide what to do about it. Here, James Garvey argues that the ultimate rationale for action on climate change cannot be simply economic, political, scientific or social, though no doubt our decisions should be informed by such things. Instead, climate change is largely a moral problem. What we should do about it depends on what matters to us and what we think is right.This book is an introduction to the ethics of climate change. It considers a little climate science and a lot of moral philosophy, ultimately finding a way into the many possible positions associated with climate change. It is also a call for action, for doing something about the moral demands placed on both governments and individuals by the fact of climate change. This is a book about choices, responsibility, and where the moral weight falls on our warming world.Articulate, provocative and stimulating, this timely book will make a significant contribution to one of the most important debates of our time." Think Now" is a brand new series of stimulating and accessible books examining key contemporary social issues from a philosophical perspective. Written by experts in philosophy, these books offer sophisticated and provocative yet engaging writing on political and cultural themes of genuine concern to the educated reader.

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Nicholas Fotion, Boris Kashnikov and Joanne K. Lekea
Terrorism
The new world disorder



Terrorism poses an undeniable threat to societies throughout the world today. Martyr terrorism, the fastest growing form of terrorist activity, and arguably the most effective, has become a regular occurrence. But how has terrorist activity evolved in the last 100 years, and what are the ethical costs of terrorism?
In this informative book, three philosophers, all experts on the ethics of conflict, examine the various definitions of terrorism and the nature of martyr terrorism. Through accounts of terrorist campaigns, from 19th century Russian terrorism, to the 20th century campaigns in Ireland, Israel and Greece, and contemporary campaigns in Chechnya, Afghanistan and Iraq, this fascinating book explores the ethical implications of terrorism from a philosophical perspective. Setting out the social, psychological and political causes of terrorism, the book interrogates the cases for and against terrorist activity in terms of just war theory.
Articulate, provocative and stimulating, this timely book is an ideal introduction to an important contemporary social issue.

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Public War, Pivate Conscience
The ethics of Political Violence
di Andrew Fiala



Public War, Private Conscience offers a philosophical reflection on the moral demands made upon us by war, providing a clear and accessible overview of the different ways of thinking about war. Engaging both with contemporary examples and historical ideas about war, the book offers unique analysis of issues relating to terrorism, conscience objection, just war theory and pacifism. Andrew Fiala examines the conflict between utilitarian and deontological points of view. On the one hand, wars are part of the project of public welfare, subject to utilitarian evaluation. On the other hand, war is also subject to deontological judgment that takes seriously the importance of private conscience and human rights. This book argues that the conflict between these divergent approaches is unavoidable. We are continually caught in the tragic conflict between these two values: public happiness and private morality. And it is in war that we find the conflict at its most obvious and most disturbing.

Nuovo arrivo

The ethics of torture
di Wisnewski,R. D. Emerick





The first student-friendly introduction to the philosophical issues surrounding torture. It is a timely and useful contribution to a highly topical and on-going debate.

giovedì 27 maggio 2010

Nuova pubblicazione

Aldo Schiavello
Perchè obbedire al diritto?
La risposta convenzionalista ed i suoi limiti




Le risposte affermative alla domanda scelta come titolo - Perchè obbedire al diritto? - sono riconducibili a tre alternative: a) la normatività del diritto dipende dalla coazione ("modello del banditismo"); b) la normatività del diritto dipende da ragioni morali ("modello della morale"); c) la normatività del diritto è indipendente sia dalla coazione sia da ragioni morali e deve essere ricondotta a "ragioni giuridiche" ( modello dell'autonomia"). Il convenzionalismo giuridico, che nasce con la practice theory of norms di Herbert Hart, è una versione del modello dell'autonomia. L'angolo visuale da cui in questo libro si guarda alla questione della normatività del diritto è proprio quello del positivismo giuridico hartiano e post-hartiano, caratterizzato dalla cosiddetta "svolta convenzionalista".

Il merito di questa versione del positivismo giuridico è, innanzitutto, quello di non avere trascurato il tema dell'obblico giuridico; in secondo luogo, quello di avere proposto una spiegazione dell'obblicatorietà del diritto almeno in parte originale rispetto alle spiegazioni proposte in precedenza; in terzo luogo, quello di avere tentato di distinguere l'obbligo giuridico rispettivamente dall'obbligo morale e dalla coazione. Aldo Schiavello propone una ricostruzione critica di questo modello di giustificazione della normatività del diritto e difende la tesi che l'autonomia dell'obbligo giuridico dall'obbligo morale è meramente apparente. Sostenere questa posizione, tuttavia, non implica affatto una abiura del positivismo giuridico

martedì 25 maggio 2010

Evento

Rodolfo Signorino
(Università di Palermo)
26 Maggio 2010
ore 16:00
Dipartimento Studi su Politica Diritto e Società
Aula Seminari

Nuovo arrivo

Lelio Lantella - Raffaele Caterina
Se X allora Y
II: Lavorare con le regole




Questo volumetto nasce da alcune considerazioni sull'apprendere contemporaneo: gran parte del sapere è costituito da formulazioni recepite passivamente e rafforzate da associazioni suggestive. Anche l'università, sedotta dal festoso masochismo di accodarsi al banale, ha sposato l'approccio: più "frontalità" (che sviluppa l'udito a scapito dell'autonomia formativa), più parole nei corsi, più pagine dei manuali. Ma ne escono persone destinate a saper fare qualche cosa? Viene in mente un pensiero che piaceva a Giambattista Vico: "verum ipsum factum": in una delle sue implicazioni, "Il sapere vero è quello che si fonda nell'aver fatto". Traendone un corollario, occorre valorizzare il momento delle abilità: non quelle meschine del praticonzolo; ma quelle alte, in cui teoria e prassi si valorizzano dialetticamente (cosa utile anche per chi si occupa di diritto!).

Nuovo arrivo

Lelio Lantella - Raffaele Caterina
Se X allora Y
I: L'universo della regola



La regola è un dato di enorme rilievo: è essenziale in molti campi di esperienza; è ineludibile in ogni formazione (della Persona) finalizzata a consapevolezza e rigore; inoltre, sin dall'epoca "classica", la cultura delle regole è tra i formanti della civiltà occidentale. Incontrare regole è cosa di ogni momento e sembra facile cavarsela. Ma non è così: soprattutto, è difficile lavorare con le regole. Sta poi, sullo sfondo, una bivalenza non da poco: attraverso le regole è possibile tribolare la vita altrui e persino la propria; per contro, attraverso le regole è possibile garantire valori e vivere meglio. Conclusione: la regola è un utensile importante, la sua conoscenza è raccomandata, il suo impiego esige competenza.

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Domenico Losurdo
La non-violenza
Una storia fuori dal mito



Dopo un secolo tragicamente carico di violenza e di terrore, l'ideale della non-violenza esercita un fascino crescente sulle coscienze di donne e uomini. Ma quali sono stati i primi movimenti ad agitare questo ideale e quali difficoltà essi hanno dovuto affrontare in un periodo storico particolarmente ricco di guerre e rivoluzioni? Dalle organizzazioni cristiane che nei primi decenni dell'Ottocento si propongono negli Usa di combattere congiuntamente e in modo pacifico i flagelli della schiavitù e della guerra, fino ai protagonisti della non-violenza: Thoreau, Tolstoj, Gandhi, Capitini, Dolci, M.L. King, il Dalai Lama o i più recenti ispiratori delle 'rivoluzioni colorate'. Costante è il confronto tra il movimento non-violento e il movimento anticolonialista e antimilitarista di ispirazione socialista e sono prese in considerazione anche le posizioni di illustri teologi cristiani (R. Niebuhr e D. Bonhoeffer) e filosofe di diverso orientamento ma entrambe autrici di importanti contributi sul problema della violenza, come Simone Weil e Hannah Arendt.

Nuovo arrivo

Basil Markesinis
Jorg Fedtke
Giudici e diritto straniero
La pratica del diritto comparato




Nel diritto contemporaneo crescono anche a livello giurisprudenziale le necessità di scambio e le occasioni di "contaminazione", come conseguenza dell'interdipendenza e stretta interrelazione degli atti e delle situazioni giuridiche. Che si tratti di tutela dei diritti umani, di risarcimenti, di modelli societari, finanziari o di mercato per il commercio e gli affari, i giudici, nelle loro decisioni, possono ispirarsi ad una pluralità di fonti, soprattutto quando il diritto nazionale è obsoleto, poco chiaro o contraddittorio. Nel loro approfondito studio Markesinis e Fedtke analizzano l'operato dei giudici nazionali nel momento in cui si trovano a dialogare con leggi e prassi giuridiche altre, evidenziano il ruolo della mentalità del giudice nell'indirizzarsi al diritto non nazionale, sottolineando le implicazioni del ricorso al diritto straniero in termini di accettazione e adozione di valori etici ed aspirazioni comuni. Il volume prende in considerazione i più importanti sistemi giuridici occidentali, tocca sia l'ambito del diritto privato sia quello del diritto pubblico, ed è corredato dagli interventi di alcuni fra i più autorevoli giudici delle Corti supreme.
Sir Basil Markesinis è professore di Common and Civil Law nell'University College di Londra e a Austin nella University of Texas. Ha inoltre insegnato a Cambridge e a Oxford, dove ha fondato l'Oxford Institute of European and Comparative Law. Jörg Fedtke è Direttore dell'Institute of Global Law dell'University College di Londra e insegna Diritto dell'Unione europea a Austin nella University of Texas.

lunedì 17 maggio 2010

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Animal Spirits: How Human Psychology Drives the Economy, and Why It Matters ...
di George A. Akerlof,Robert J. Shiller


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The global financial crisis has made it painfully clear that powerful psychological forces are imperiling the wealth of nations today. From blind faith in ever-rising housing prices to plummeting confidence in capital markets, "animal spirits" are driving financial events worldwide. In this book, acclaimed economists George Akerlof and Robert Shiller challenge the economic wisdom that got us into this mess, and put forward a bold new vision that will transform economics and restore prosperity. Akerlof and Shiller reassert the necessity of an active government role in economic policymaking by recovering the idea of animal spirits, a term John Maynard Keynes used to describe the gloom and despondence that led to the Great Depression and the changing psychology that accompanied recovery. Like Keynes, Akerlof and Shiller know that managing these animal spirits requires the steady hand of government--simply allowing markets to work won't do it. In rebuilding the case for a more robust, behaviorally informed Keynesianism, they detail the most pervasive effects of animal spirits in contemporary economic life--such as confidence, fear, bad faith, corruption, a concern for fairness, and the stories we tell ourselves about our economic fortunes--and show how Reaganomics, Thatcherism, and the rational expectations revolution failed to account for them.Animal Spirits offers a road map for reversing the financial misfortunes besetting us today. Read it and learn how leaders can channel animal spirits--the powerful forces of human psychology that are afoot in the world economy today. In a new preface, they describe why our economic troubles may linger for some time--unless we are prepared to take further, decisive action.

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Political foundations of judicial supremacy: the presidency, the Supreme Court, and Constitutional Leadership in U.S. History
di Keith E. Whittington

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Should the Supreme Court have the last word when it comes to interpreting the Constitution? The justices on the Supreme Court certainly seem to think so--and their critics say that this position threatens democracy. But Keith Whittington argues that the Court's justices have not simply seized power and circumvented politics. The justices have had power thrust upon them--by politicians, for the benefit of politicians. In this sweeping political history of judicial supremacy in America, Whittington shows that presidents and political leaders of all stripes have worked to put the Court on a pedestal and have encouraged its justices to accept the role of ultimate interpreters of the Constitution. Whittington examines why presidents have often found judicial supremacy to be in their best interest, why they have rarely assumed responsibility for interpreting the Constitution, and why constitutional leadership has often been passed to the courts. The unprecedented assertiveness of the Rehnquist Court in striking down acts of Congress is only the most recent example of a development that began with the founding generation itself. Presidential bids for constitutional leadership have been rare, but reflect the temporary political advantage in doing so. Far more often, presidents have cooperated in increasing the Court's power and encouraging its activism. Challenging the conventional wisdom that judges have usurped democracy, Whittington shows that judicial supremacy is the product of democratic politics.

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European Constitutionalism Beyond Lisbon
di Jan Wouters,Luc Verhey



As Europe's leaders seek to finally secure the ratification of the Treaty of Lisbon after the Irish "no" vote, it is time to take a step back and review, in a broader perspective, the past decade of attempts at European constitutional reform.

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Law, pragmatism, and democracy
di Richard A. Posner

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A liberal state is a representative democracy constrained by the rule of law. Richard Posner argues for a conception of the liberal state based on pragmatic theories of government. He views the actions of elected officials as guided by interests rather than by reason and the decisions of judges by discretion rather than by rules. He emphasizes the institutional and material, rather than moral and deliberative, factors in democratic decision making.
Posner argues that democracy is best viewed as a competition for power by means of regular elections. Citizens should not be expected to play a significant role in making complex public policy regarding, say, taxes or missile defense. The great advantage of democracy is not that it is the rule of the wise or the good but that it enables stability and orderly succession in government and limits the tendency of rulers to enrich or empower themselves to the disadvantage of the public. Posner's theory steers between political theorists' concept of deliberative democracy on the left and economists' public-choice theory on the right. It makes a significant contribution to the theory of democracy--and to the theory of law as well, by showing that the principles that inform Schumpeterian democratic theory also inform the theory and practice of adjudication. The book argues for law and democracy as twin halves of a pragmatic theory of American government.

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A failure of capitalism: the crisis of '08 and the descent into depression
di Richard A. Posner

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The financial and economic crisis that began in 2008 is the most alarming of our lifetime because of the warp-speed at which it is occurring. How could it have happened, especially after all that we’ve learned from the Great Depression? Why wasn’t it anticipated so that remedial steps could be taken to avoid or mitigate it? What can be done to reverse a slide into a full-blown depression? Why have the responses to date of the government and the economics profession been so lackluster? Richard Posner presents a concise and non-technical examination of this mother of all financial disasters and of the, as yet, stumbling efforts to cope with it. No previous acquaintance on the part of the reader with macroeconomics or the theory of finance is presupposed. This is a book for intelligent generalists that will interest specialists as well.
Among the facts and causes Posner identifies are: excess savingsflowing in from Asia and the reckless lowering of interest rates by theFederal Reserve Board; the relation between executive compensation,short-term profit goals, and risky lending; the housing bubble fuelled bylow interest rates, aggressive mortgage marketing, and loose regulations; the low savings rate of American people; and the highly leveraged balance sheets of large financial institutions.
Posner analyzes the two basic remedial approaches to the crisis, which correspond to the two theories of the cause of the Great Depression:the monetarist—that the Federal Reserve Board allowed the money supply to shrink, thus failing to prevent a disastrous deflation—and the Keynesian—that the depression was the product of a credit binge in the 1920’s, a stock-market crash, and the ensuing downward spiral in economic activity. Posner concludes that the pendulum swung too far and that our financial markets need to be more heavily regulated.

mercoledì 5 maggio 2010

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L'economia italiana dall'Unità alla Grande Guerra
Stefano Fenoaltea





Titolo:
L'economia italiana dall'Unità alla Grande Guerra
Collezione storica
Autore:
Stefano Fenoaltea
Editore:
Laterza, 2006
ISBN
8842079251, 9788842079255

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Lo sviluppo economico italiano, 1820-1960
Jon Cohen,Giovanni Federico




Titolo: Lo sviluppo economico italiano, 1820-1960
Autori: Jon Cohen, Giovanni Federico
tradotto da: Massimiliano Landi
Editore: Il Mulino, 2001
ISBN 8815083111, 9788815083111

lunedì 3 maggio 2010

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Philosophy After Objectivity: Making Sense in Perspective
Paul K. Moser

Anteprima del libro



Since the beginning of philosophy, philosophers have sought objective knowledge: knowledge of things whose existence does not depend on one's conceiving of them. This book uses lessons from debates over objective knowledge to characterize the kinds of reasons pertinent to philosophical and other theoretical views. It argues that we cannot meet skeptics' typical demands for nonquestion-begging support for claims to objective truth, and that therefore we should not regard our supporting reasons as resistant to skeptical challenges. One key lesson is that a constructive, explanatory approach to philosophy must change the subject from skeptic-resistant reasons to perspectival reasons arising from variable semantic commitments and instrumental, purpose-relative considerations. The book lays foundations for such a reorientation of philosophy, treating fundamental methodological issues in ontology, epistemology, the theory of meaning, the philosophy of mind, and the theory of practical rationality. It explains how certain perennial debates in philosophy rest not on genuine disagreement, but on conceptual diversity: talk about different matters. The book shows how acknowledgment of conceptual diversity can resolve a range of traditional disputes in philosophy. It also explains why philosophers need not anchor their discipline in the physicalism of the natural sciences.

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Conflicts of Rights in the European Union: A Theory of Supranational Adjudication
Aida Torres Pérez





Underlying the protection of human rights in Europe is a complex network of overlapping legal systems - domestic, EU, and ECHR. This book focuses on the potential for conflict to emerge between the systems where rights overlap and interpretations in different courts begin to diverge. From the perspective of EU law, where the interpretation of rights differs national courts are asked to renounce the constitutional scope of protection, and the interpretations of the European Court of Human Rights, in favor of the scope defined by the European Court of Justice. From the perspective of the ECHR, the European Court of Human Rights is the ultimate authority on rights protection in Europe. This work presents a theory of supranational judicial authority to confront this problem, grounded in an ideal of judicial dialogue. It represents the first attempt to provide a thorough theoretical account of the value of judicial dialogue, and its potential for legitimating judicial decision-making at an international level. Combining theoretical rigor with attention to the practicalities of European human rights law, the book will be accessible to a broad readership of legal theorists, EU lawyers and judges involved in building inter-judicial dialogue.

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A Europe of rights: the impact of the ECHR on national legal systems
Helen Keller,Alec Stone Sweet





This volume focuses, comparatively and dynamically, on the reception of the ECHR regime within the national legal orders of the Member States of the Council of Europe. The definition of "legal order" used is expansive, including the legislature, the executive, the judiciary, and any public authority established through constitutional and public law that produces or applies legal norms. The central inquiry of the book is how, through what mechanisms, and to what extent, the national legal orders of the Member States are coordinated with, adapted to, or adjusted by the ECHR - emphasizing both the cooperative and conflictive aspects of reception.The book brings together a series of structured-focused comparisons: each chapter undertaking a comparative case study which collects and analyzes basic data on the reception of the ECHR within national legal orders. These structured-focused comparisons, whose purpose is not so much to test theory, but to develop appropriate theoretical concepts and to generate hypotheses, work on the assumption that comparing two, relatively like cases offer a better opportunity to build more general theoretical frameworks.Through an examination of a set of general questions about how national decision-makers - governments, legislators, and judges - have reacted to the evolution of European human rights law, the chapters enquire how various actors within national legal orders could take decisions to either hinder or to enhance the status of the ECHR. What interests or values, individual or corporate, are judges maximizing? How has this affected the evolution of the ECHR? How do national constitutions take into account treaty law (or international law generally)? Do separation of powers doctrines (or other explicit provisions of public law) permit or prohibit the judicial review of the legal validity of legislative and executive acts with reference to "higher" norms? To what extent should the federal or unitary nature of a Member State make a difference to reception? That is, should we expect the territorial distribution of powers and competences - judicial, legislative, administrative - to have an effect on the status or effectiveness of the ECHR, and if so, how?

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Debates in the Measurement of Global Poverty
Sudhir Anand,Paul Segal,Joseph E. Stiglitz




The international community's commitment to halve global poverty by 2015 has been enshrined in the first Millennium Development Goal. How global poverty is measured is a critical element in assessing progress towards this goal, and different researchers have presented widely-varying estimates. The chapters in this volume address a range of problems in the measurement and estimation of global poverty, from a variety of viewpoints. Topics covered include the controversiessurrounding the definition of a global poverty line; the use of purchasing power parity exchange rates to map the poverty line across countries; and the quality, and appropriate use, of data from national accounts and household surveys. Both official and independent estimates of global poverty have proved tobe controversial, and this volume presents and analyses the lively debate that has ensued.

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Legal Republicanism: National and International Perspectives
Samantha Besson,José Luis Martí



Interest in republicanism as a political theory has burgeoned in recent years, but its implications for the understanding of law have remained largely unexplored. Legal Republicanism is the first book to offer a comprehensive, critical survey of the potential for creating republican accounts of fundamental issues in law and legal theory.Bringing together contributors with backgrounds in political and legal philosophy, the essays in the volume assess republicanism's historical traditions, conceptual coherence, and normative proposals. The collection offers a valuable insight into new debates taking place in republican political and legal theory. It also analyzes potential republican approaches to concrete issues arising in areas of law such as criminal, constitutional and international law. Finally, the book includes comparisons between republican legal traditions and how they react to contemporary challenges. The book will be of value to political and democratic theorists, to legal philosophers and constitutional theorists, and all those interested in the legitimacy of decision-making in national and international settings.