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Le
pubbliche amministrazioni (ivi comprese le società a partecipazione
pubblica) fanno spesso ricorso a soggetti esterni sia per svolgere
compiti istituzionali che, di regola, dovrebbero essere espletati da
personale interno, selezionato tramite rigoroso concorso pubblico, sia
per il conferimento di incarichi dirigenziali a termine a privati di
elevata professionalità ex art. 19, co. 6, d.lgs. 165 del 2001 e ex art.
110, co. 1, d.lgs. 267 del 2000. La normativa è stata oggetto di
moltissime pronunce della magistratura e di Circolari esplicative della
Funzione pubblica. Il testo offre, nel primo capitolo, un fondamentale
ausilio per le amministrazioni per conferire correttamente gli incarichi
esterni, al fine di prevenire contenziosi e responsabilità
disciplinari, amministrativo-contabili, civili e dirigenziali. Queste
ultime possono derivare da errori procedurali o da mancata pubblicità
nella prescritta anagrafe (a cui è dedicato il terzo capitolo) o dal non
aver dato trasparenza alle richieste di esperti tramite pubblicazioni
telematiche. Il testo valuta anche i presupposti per legittimi incarichi
dirigenziali ex art. 19, co. 6, d.lgs. 165 a soggetti di particolare
competenza, istituto di innegabile astratta utilità, ma di difficile
concreta attuazione in un Paese ove, al pari degli incarichi di studio e
consulenza, gli incarichi dirigenziali esterni risentono di inopportune
influenze politiche o di pressioni di entità trasversali.